FINTA MALATTIA DEL DIPENDENTE, CHE PROVE OCCORRONO PER IL LICENZIAMENTO ????

FINTA MALATTIA DEL DIPENDENTE, CHE PROVE OCCORRONO PER IL LICENZIAMENTO ????

Uno dei problemi che maggiormente affligge le aziende italiane è quello della malattia simulata da parte dei dipendenti. 

 

Sulla base degli esiti delle visite mediche fiscali evase dall’Inps, si stima che il 20%  delle assenze dal lavoro dei dipendenti sia simulata la malattia,. Alla luce del fatto che la spesa per la copertura delle assenze per malattia erogata alle aziende italiane dall’INPS è di circa 2 miliardi di euro all’anno, questo significa che i dipendenti che si fingono malati costano all’INPS, ed ai cittadini italiani, circa 400 milioni di euro. 

 

Ecco alcune informazioni utili per poter provare in sede giudiziaria la finta malattia di un proprio dipendente per poter poi ricorrere al licenziamento.

 

Il primo tipo di controllo per i dipendenti che richiedono dei giorni di malattia è ovviamente la visita medica, possibile in orari prestabiliti dall’INPS che vanno dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00.


L’assenza del dipendente in questi orari, se non giustificata, comporta l’applicazione di sanzioni e quindi la non indennizzabilità delle giornate di malattia per un massimo di 10 giorni di calendario in caso di 1° assenza a visita di controllo non giustificata; nel caso di 2° assenza a visita viene meno il 50% dell'indennità nel restante periodo di malattia mentre si va a perdere il 100% dell'indennità con la 3° assenza non giustificata.

Ma come è possibile sapere cosa il dipendente faccia fuori dagli orari di reperibilità e se effettivamente la malattia sia reale o sia solo un modo per  ottenere l’indennità ed impegnare il proprio tempo per se stessi, andando quindi contro gli interessi dell’azienda?


Con la sentenza 17113 la Corte di Cassazione ha stabilito che sia possibile avvalersi di società di investigazioni con licenza investigativa, che sono in grado di recuperare prove ed  informazioni che siano poi utilizzabili in sede giudiziaria quando il datore di lavoro abbia intenzione di procedere al licenziamento per giusta causa.

Il dipendente per andare incontro ad un eventuale provvedimento deve però attuare dei comportamenti che vadano contro il processo di guarigione dalla malattia specifica; non è plausibile infatti che un dipendente che prenda dei giorni di malattia per una tendinite al gomito si rechi poi a giocare a tennis


Per reperire le prove di una finta malattia l’investigatore privato può difatti pedinare il soggetto e acquisire foto e video di questo durante le attività esterne per poi fornire un report accurato al datore di lavoro che solo a quel punto possiede gli elementi per accusare il proprio collaboratore.

Ecco che l’investigare privato qui gioca un ruolo fondamentale nel produrre le argomentazioni legali per procedere al licenziamento di chi, in modo disonesto, ha approfittato della fiducia del proprio datore di lavoro arrecando un danno all’azienda.

 

Alcuni esempi di comportamenti scorretti:

  • Simulare la malattia;
  • Svolgere un altro lavoro durante il periodo di malattia, pregiudicando quindi la guarigione o ritardandola;
  • Non osservare tutte le cautele necessarie per una la pronta guarigione;
  • Svolgere un altro lavoro mentre si è in malattia provocando una violazione del divieto di non concorrenza.

 

I tempi sono cambiati, proteggi i tuoi dati.

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PERIZIE INFORMATICHE SCENARI

  • Violazioni del diritto d’autore, del copyright e di altra proprietà intellettuale;
  • Risarcimento danni per vizi di software gestionale;
  • Stalking con mezzi informatici;
  • Falsità in documenti digitali (Art. 491-bis c.p.);
  • Infedeltà dei collaboratori, concorrenza sleale;
  • Detenzione e diffusione di materiale pedopornografico (Art. 600 c.p.);
  • Accesso abusivo ad un sistema informatico (Art. 615-ter c.p.);
  • Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso – password e credenziali (Art. 615-quater c.p.);
  • Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico – virus e malware in generale (Art. 615- quinquies c.p.);
  • Diffamazione e calunnia;
  • Violazione della corrispondenza e delle comunicazioni informatiche e telematiche (Artt. 616, 617-quater, 617-quinquies, 617-sexies c.p.);
  • Contenziosi e accertamenti tributari, processi tributari;
  • Rivelazione del contenuto di documenti segreti (Art. 621 c.p.);
  • Danneggiamento di sistemi informatici o telematici (Art. 635-bis c.p.);
  • Frode informatica (Art. 640-ter c.p.) e furto di identità;
  • Violazione della privacy e della protezione dei dati personali (diffusione, trasferimento all’estero).

 






Atti vandalici alla propria auto ?

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Tempi duri per i furbetti del badge..!!!!

Tempi duri per i furbetti del badge..!!!!

Diventa legge la stretta sugli statali che timbrano il badge e poi vanno in palestra, a passeggio o a fare il secondo lavoro: 48 ore per essere sospesi, 15 giorni per difendersi e altri 15 per completare l’iter disciplinare. Il dirigente che gira la testa dall’altra parte rischia licenziamento e carcere. Renzi: “Provvedimento cattivo, ma giusto”. Apertura sul rinnovo del contratto della pubblica amministrazione dopo la riduzione da 15 a 4 comparti.

Quarantotto ore per essere sospeso. Due settimane per difendersi. Altre due per essere sbattuto fuori. Tempi duri (e stretti) per chi è beccato in flagrante a timbrare il cartellino per sé (o per altri) e poi va in palestra, a fare shopping, torna a letto oppure corre al secondo lavoro. Il decreto attuativo della riforma Madia (presentato a gennaio e da stasera legge dello Stato) fissa un tempo certo – 30 giorni – per decidere la sorte del dipendente pubblico furbetto. I correttivi al testo finale – che recepisce le sollecitazioni di Parlamento e Consiglio di Stato – blindano la tempistica dell’iter disciplinare fin qui molto lasco. “Per i furbetti del cartellino è finita la pacchia”, è “un provvedimento cattivo ma giusto” ha detto il premier Matteo Renzi al termine del Consiglio dei ministri: “D’ora in poi si va a casa”.
Sospensione sprint, ma assegno alimentare. Il dipendente colto sul fatto viene sospeso dal dirigente entro 48 ore. Resta senza stipendio, ma gli viene riconosciuto un “assegno alimentare”, pari a metà del salario base. Il dirigente deve inviare gli atti – “contestualmente” alla sospensione – all’ufficio per i procedimenti e così avvia l’azione disciplinare.

Formula 15+15. L’iter si apre e chiude in un mese. Il conto alla rovescia parte dal momento in cui il (presunto) “fannullone” viene messo al corrente. Da quell’istante il lavoratore ha 15 giorni per preparare la difesa (è convocato con preavviso). Gli altri 15 giorni sono dedicati al completamento dell’istruttoria. L’unica eventualità di allungamento dei tempi è legata al caso in cui il dipendente non sia reperibile: per avvertirlo occorre spedire una raccomandata e passa al massimo un altro mese (sempre meno dei 120 giorni previsti oggi).

Le nuove norme introdotte per semplificare i procedimenti di separazione e divorzio in Italia. “Negoziazione assistita”

Le nuove norme introdotte per semplificare i procedimenti di separazione e divorzio in Italia. “Negoziazione assistita”

“Negoziazione assistita”

Giovedì 6 novembre 2014, con 317 voti favorevoli, 182 contrari e 5 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente il disegno di legge di conversione del decreto legge n.132 del 12 settembre 2014, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile, già approvato con modificazioni dal Senato.


Separazione e Divorzio con Negoziazione Assistita da Avvocati

I due coniugi possono ricorrere alla negoziazione assistita dagli avvocati per trovare una soluzione consensuale stragiudiziale delle controversie in materia di separazione personale, di cessazione degli effetti civili e scioglimento del matrimonio, o di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. 

La negoziazione assistita da avvocati è un accordo tra le parti in causa che, non essendosi rivolte a un giudice, concordano di cooperare in buona fede e con lealtà per trovare un accordo e risolvere la controversia in via amichevole, grazie all’ausilio dei rispettivi legali.

Entrambi i coniugi devono quindi essere obbligatoriamente assistiti da un avvocato per parte. Saranno infatti gli avvocati delle parti ad autenticare le sottoscrizioni apposte all’intesa e a trasmettere la copia autentica dell'accordo stipulato dai coniugi all'ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio era stato iscritto o trascritto.

Si può ricorrere a questa procedura anche nel caso in cui i coniugi abbiano figli minorenni oppure figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti. 

Una volta raggiunto l’accordo, gli avvocati dovranno trasmetterlo entro 10 giorni al tribunale competente, che provvederà poi ad autorizzare l’accordo. Anche nel caso in cui marito e moglie non abbiano figli è necessario inviare l’accordo stipulato con gli avvocati al pubblico ministero presso il tribunale competente, in modo che possa operare un controllo di regolarità e rilasciare quindi il nullaosta. 

Separazione e Divorzio tramite il Sindaco (Ufficiale dello Stato Civile)

Un’altra possibilità offerta ai coniugi per evitare di recarsi in tribunale, è quella di effettuare una richiesta congiunta innanzi al sindaco del comune di residenza di uno dei due coniugi oppure del comune in cui è stato iscritto o trascritto l’atto di matrimonio, con l’assistenza facoltativa di un avvocato, per trovare un accordo di separazione personale, per una richiesta congiunta di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio o per richiedere la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

In questi casi non è quindi obbligatoria la presenza di un avvocato, ma è facoltativa.

Questa possibilità di concludere un accordo innanzi al sindaco, quale ufficiale dello stato civile, non è però consentita nel caso in cui i coniugi abbiamo dei figli minori o dei figli maggiorenni ma incapaci, portatori di handicap grave o non autosufficienti economicamente.

Altra condizione è che l’accordo tra i coniugi non può contenere patti di trasferimento patrimoniale.

Solamente nel caso di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio secondo condizioni concordate, il sindaco, una volta ricevute le dichiarazioni dei coniugi, li convoca per comparire di fronte a sé entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta, per poter confermare l’accordo. Nel caso in cui i coniugi non compaiano in municipio, non è possibile confermare l’accordo.

L’accordo raggiunto è equiparato ai provvedimenti giudiziali.

Tutte queste nuove norme saranno operative trascorso un mese dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del DL 132/2014. 

Se l'ex moglie ha una nuova famiglia di fatto non ha più diritto a ricevere l'assegno di mantenimento dall'ex marito.

Se l'ex moglie ha una nuova famiglia di fatto non ha più diritto a ricevere l'assegno di mantenimento dall'ex marito.

È questo il contenuto di una sentenza della Corte di Cassazione 6855 del 3 aprile 2015.

La Cassazione aveva già stabilito il principio che il subentrare di una famiglia di fatto faceva cadere la necessità economica del mantenimento da parte dell’ex coniuge. In quel caso si stabiliva però che siccome una famiglia di fatto è temporanea per definizione, allora anche la sospensione dell’assegno di mantenimento sarebbe stata temporanea e non definitiva, tantomeno automatica. Con la sentenza 6855 del 3 aprile 2015, la Prima sezione civile della Cassazione va oltre e riconosce molta più forza di un tempo alla famiglia di fatto, che - scrivono - non consiste «soltanto nel convivere come coniugi, ma indica prima di tutto una “famiglia” portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione dei figli».

Quando la famiglia di fatto è qualcosa di serio, dunque, la Cassazione riconosce che «il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale non può che venir meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorché di fatto». Ma quando la famiglia di fatto diventa stabile? Quando i conviventi elaborano «un progetto e un modello di vita in comune». Magari con figli. «E non si deve dimenticare che obblighi e diritti dei genitori nei confronti dei figli sono assolutamente identici in abito matrimoniale e fuori dal matrimonio». Ecco, secondo la Cassazione quella convivenza non è più una meteora.

L'assegno può, infine, venir meno ove il coniuge beneficiario acquisti, iure hereditatis, la proprietà o la comproprietà di un immobile o comunque un'eredità consistente, tale da assicurare un miglioramento economico che possa garantirgli un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio (Cass. n. 932/2014; n. 18367/2006), mentre un'eredità di modesto valore "non altera l'equilibrio raggiunto con la determinazione dell'assegno" (Cass. n. 20408/2011). 

Assegno mantenimento ai figli, mancato adempimento, convivenza more-uxorio.

Assegno mantenimento ai figli, mancato adempimento, convivenza more-uxorio.

Le questioni economiche sono sempre le più controverse in una separazione e spesso la contribuzione al mantenimento dei figli è il nodo centrale di ogni controversia.
L’assegno periodico per il mantenimento della prole è la forma di contribuzione che si inserisce nella quasi totalità delle separazioni di coppie con figli.

Non esiste certo un tariffario o dei criteri matematici certi per stabilire l’entità dell’assegno. Ai fini della determinazione del contributo al mantenimento della prole, un elemento irrinunciabile di valutazione da parte del Tribunale è anche la determinazione dei redditi e del patrimonio della convivente, more uxorio, con il genitore obbligato. Lo ha confermato il Tribunale di Roma nella sentenza 16904/14 (giudice relatore Velletti): il diritto di ogni figlio a veder determinato a carico di entrambi i genitori il suo mantenimento dovutogli per legge non può dirsi soddisfatto dal mero deposito della sola documentazione reddituale dei coniugi in giudizio.


Il Tribunale - rigettando la contraria prospettazione che si basava su di una «inammissibilità della richiesta, attenendo l'obbligo a una parte estranea al processo e non potendo essere obbligata la parte processuale a depositare» documentazione che non fosse attinente alla sua sfera personale - osserva che è proprio il Codice civile «all'articolo 337-ter ad attribuire al giudice procedente di disporre finanche indagini di polizia tributaria sui redditi, intestati a soggetti diversi dai genitori, al fine di rispettare, nella determinazione dell'onere economico da porre a carico dei genitori, il principio di proporzionalità».

 

I casi di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento, sia in favore del coniuge, che in favore dei figli, sono purtroppo numerosissimi.

In ogni caso il mancato pagamento del mantenimento è una situazione che genera gravi disagi e grandi conflitti. Per questo motivo, quando la situazione reddituale dell’onerato dovesse essere tanto mutata da non consentire più il pagamento nella misura stabilita, è bene non limitarsi alla sospensione dell’assegno, ma chiderne giudizialmente la revisione.

Si deve tenere conto che, soprattutto per il mantenimento dei figli, la giurisprudenza più consolidata non ammette che, in caso di impoverimento del genitori o obbligato al pagamento, venga sospeso il pagamento: si pretende dal genitore che, se anche le sue sostanze siano radicalmente diminuite, fino ad essere sufficienti appena al sostentamento, quel poco che ha venga destinato in parte al mantenimento dei figli. Se, dunque, un padre resta disoccupato, gli si chiede di svolgere qualsiasi lavoro, anche saltuario e anche molto al di sotto dei suoi titoli professionali, pur di mantenere i figli.

Il mancato pagamento dell’assegno costituisce sempre titolo per ottenerne la corresponsione con un PROCEDIMENTO CIVILE: l’ingiunzione del dovuto può essere seguita da un pignoramento, anche presso terzi sullo stipendio o su conti correnti.

Per contro, però, non ogni mancato pagamento costituisce un reato penale.

C’è purtroppo chi minaccia di ricorrere alla denuncia penale (più “economica”, perchè può essere presentata in proprio e, si pensa, più intimidatoria) anche in caso di mancato pagamento occasionale, dovuto magari ad una breve difficoltà, o di pagamento parziale o leggermente ritardato

L’omissione del mantenimento, invece, costituisce REATO PENALE solo entro limiti ben precisi, non specifici dei casi di separazione, ma generali, riferiti anche ai casi di unione tra i genitori o coniugi.



 L’art. 570 del codice penale, infatti, è rubricato “violazione degli obblighi di assistenza familiare”.

Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa da lire duecentomila a due milioni.

Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:

1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge;

2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa;.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato e’ commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma…



Il reato, dunque, non è configurato da un mancato pagamento di un assegno stabilito da un giudice, ma dal far mancare i mezzi di sussistenza.

Il mancato pagamento deve aver determinato una condizione di disagio tale da mettere in difficoltà, relative alle primarie esigenze di vita, la persona che doveva beneficiarne.

Se un genitore obbligato riduce un assegno di una certa consistenza, sicuramente viene meno ad un’obbligazione e sarà passibile di ingiunzione e poi di esecuzione sui suoi beni, ma non commette reato.

Se un genitore omette il versamento per un mese o due, e l’altro può supplire a questa mancanza, sicuramente dovrà poi rifondere all’altro quanto non pagato, ma non commette reato.

Se un genitore non paga il mantenimento, con precisione, come stabilito dal giudice, ma versa del denaro saltuariamente, ma in modo consistente, non commette reato.

Ovviamente ogni esemplificazione è fuori luogo e non si potrà mai prescindere dalla valutazione dei casi specifici.

Si tenga conto che, tra redditi medi o medio-bassi, è difficile che il mancato pagamento non determini difficoltà tali da integrare il reato.

La denuncia penale per il reato di cui all’art. 570 c.p., non dovrebbe mai essere strumentalizzata all’ottenimento di somme non pagate quando è possibile recuperarle con un procedimento civile.

E’ comunque l’unico strumento, purtroppo neanche troppo efficace, nei confronti di quei genitori che ignorano deliberatamente e costantemente il loro obbligo di mantenere i figli.

Va considerato che, se è un minorenne ad essere PRivato dei mezzi di sussistenza, si procede d’ufficio e non a querela di parte, quindi, in caso di sopravvenuto accordo o pagamento, non è più possibile rimettere la querela ed il giudizio penale farà comunque il suo corso.

Raccolta Prove Infedeltà Coniugale, relazione investigativa ha valore probatorio per ottenere l'addebito di separazione.

Raccolta Prove Infedeltà Coniugale, relazione investigativa ha valore probatorio per ottenere l'addebito di separazione.

Cassazione. 
Addebito separazione al coniuge che tradisce: ammissibile come prova la relazione investigativa.In sede di separazione personale giudiziale, il marito chiede che sia dichiarata la separazione con addebito alla moglie, la quale, in violazione del dovere di fedeltà, aveva iniziato una relazione adulterina diversi mesi prima di depositare in tribunale la domanda di separazione.
La Corte di Appello, riformando in parte la sentenza di primo grado, accertava la responsabilità della moglie e dichiarava la separazione con addebito alla stessa, con conseguente revoca dell'assegno di mantenimento.
Secondo la Corte di Appello, l'addebito della separazione era da ricollegarsi direttamente alla prova documentale, fornita dal marito, della violazione del dovere di fedeltà, acquisita mediante la relazione investigativa ed i tabulati telefonici depositati in atti, dai quali risultava evidente la relazione della moglie in epoca anteriore alla sua domanda di separazione; d'altro canto, secondo la Corte, la moglie non era riuscita a provare che la crisi coniugale fosse anteriore all'adulterio, non ritenendo sufficienti a configurare la intollerabilità della convivenza, da ritenersi un “mero simulacro”, né i generici litigi fra i coniugi, né la circostanza che la coppia dormisse in camere separate.
Proposto ricorso per Cassazione, la moglie, tra i vari motivi, lamenta la violazione degli artt. 115 e 244 c.p.c., art. 2704 c.c. ed il vizio di motivazione, in quanto, nel contestare la relazione investigativa acquisita in giudizio, ne eccepisce la rilevanza da un punto di vista probatorio, in quanto era stata redatta da un terzo su incarico del marito, dunque senza le garanzie del contraddittorio, e l'investigatore aveva narrato una serie di fatti giungendo a conclusioni del tutto personali, con la conseguenza che non poteva costituire una prova piena, neanche in ordine alle date dei fatti fotografati.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11516 del 23/05/2014, nel rigettare il ricorso, affronta, tra i vari motivi, anche quello relativo all'utilizzo della relazione investigativa redatta da un tecnico incaricato da una delle parti del giudizio, evidenziandone la liceità.
Questa sentenza conferma quindi la liceità e la valenza in giudizio delle prove raccolte da investigatori privati per dimostrare l’infedeltà del coniuge al fine di ottenere l’addebito della separazione. Ricordiamo infatti che la richiesta di addebito deve essere espressamente richiesta da uno dei coniugi in una causa di separazione giudiziale e spetta a chi ne fa domanda l’onere della prova. Il giudice deve poi valutare se esista un nesso di causalità tra la violazione di uno dei doveri coniugali e la crisi coniugale con conseguente sopraggiunta impossibilità a continuare la convivenza.

Statistiche Indagini Investigative 2013 2014 Indagini Technology private e aziendali su tutto il territorio nazionale

Statistiche Indagini Investigative 2013 2014 Indagini Technology private e aziendali su tutto il territorio nazionale

Statistiche Indagini Technology 2013/2014.
Dati elaborati dall'istituto INTELLIGENCE SERVICE INVESTIGAZIONI.
Security & Forensics
Come si evince dal grafico nell'ultimo anno è in aumento la richiesta di perizie informatiche forense.
Il termine "tecnologia" si trova spesso associato al termine "scienza", a volte tanto strettamente da confonderne il significato; questo perché il metodo scientifico è risultato storicamente uno strumento molto potente per produrre tecniche efficaci in maniera sistematica, e costituisce perciò al giorno d'oggi una importante sorgente di tecnologia.In generale si ricorre ad una perizia informatica quando un soggetto è accusato sulla base di indizi informatici. La perizia giurata si costituisce a tutela dell'accusato, spiegando, chiarendo i contesti tecnologici in cui gli eventi si sono sviluppati, le implicazioni o le esclusioni di certe azioni; ma anche escludendo dal processo le prove non pertinenti,artefatte o frutto di errori di indagine.
Il nostro obiettivo è forniVi assistenza qualificata e completa sui temi della sicurezza informatica e della computer forensics. A partire dai servizi di consulenza sulla sicurezza informatica, privacy, dlgs 231, agli accertamenti tecnici e peritali di computer forensics fino agli accertamenti di affidabilità commerciale e finanziaria; nonché alla formazione diretta sui temi di sicurezza, privacy, computer forensics.

Statistiche Indagini Investigative 2013 2014 Indagini Investigative private e aziendali su tutto il territorio nazionale

Statistiche Indagini Investigative 2013 2014 Indagini Investigative private e aziendali su tutto il territorio nazionale

Statistiche Indagini Investigative 2013/2014.
Dati elaborati dall'istituto INTELLIGENCE SERVICE INVESTIGAZIONI.
Nel corso dell'anno 2013/2014, nonostante la crisi, abbiamo avuto una maggiore richiesta da parte delle aziende, soprattutto attività investigative volte alla verifica dei dipendenti, uso scorretto permessi legge ex 104/92, assenteismo, concorrenza sleale, mancato rispetto patto non concorrenza art. 2125.
La nostra struttura, pienamente operativa in tutta Italia, vuole proporsi come partner professionale per tutti gli studi legali che vogliono informazioni certe e prove concrete, determinanti in giudizio.
Il nostro staff è composto da personale giovane, dinamico e aggiornato sia sulle normative Privacy che nell'apparecchiature tecnologiche, è in grado di analizzare caso per caso e valutare la tecnica operativa più idonea per il raggiungimento dell’obiettivo con il miglior rapporto costo/beneficio.

Utilizzo abusivo o improprio permessi legge 104.

Utilizzo abusivo o improprio permessi legge 104.

Licenziamento disciplinare per illecito utilizzo permessi Legge 104/92.

La Suprema Corte di Cassazione con una recentissima sentenza n. 4984 del 4-03-2014 si è pronunciata sull'illecito utilizzo del permesso ex articolo 33 Legge 104/1992 da parte di un lavoratore, familiare di un disabile.
In sintesi per la Cassazione va licenziato chi usa il permesso della "104" per andare in vacanza o per effettuare i lavori di manutenzione alla propria casa,  invece che dare assistenza al familiare malato e il datore di lavoro può far pedinare il dipendente da un detective per provare l'illecito utilizzo del beneficio concesso unicamente per garantire l'assistenza ai congiunti.
Non può negarsi la natura illecita dell'abuso del diritto ai benefici della legge 104/92, sia ai danni dell'Inps che erogava l'indennità per i giorni di permesso, sia ai danni del datore di lavoro, tale da integrare una condotta idonea a ledere irrimediabilmente il vincolo di fiducia posto a fondamento del rapporto di lavoro.
La sentenza, di cui si riporta il testo integrale, riguarda il caso di un licenziamento effettuato per l'illecito utilizzo di un permesso previsto dall'art.33 della Legge n.104/92 riscontrato dal datore di lavoro, attraverso un'agenzia investigativa, che ha smascherato l'utilizzo per finalità estranee a quelle dell'assistenza. Il lavoratore dipendente, attraverso l'uso improprio del permesso, ha violato la finalità assistenziale e la sua condotta è stata coerentemente ritenuta capace di integrare anche sotto il profilo dell'elemento intenzionale un comportamento idoneo alla ravvisabilità della giusta causa del recesso, in quanto la sospensione dell'attività lavorativa era consentita solo per la finalità assistenziale garantita dal permesso indebitamente fruito. La Cassazione, inoltre, ha legittimato il datore di lavoro anche ad utilizzare un investigatore per controllare il proprio dipendente che abusa del diritto. Tale controllo occulto, per quanto apparentemente inopportuno, non è lesivo della privacy. Il divieto legittimo, per il datore, di spiare i dipendenti, previsto dallo Statuto dei Lavoratori opera solo per i luoghi di lavoro e solo quando è rivolto a vigilare sull'attività lavorativa vera e propria. Nel caso di specie trattato in sentenza, invece, l'utilizzo del detective da parte del datore di lavoro, che avviene fuori dall'unità produttiva ha come scopo quello di tutelare il patrimonio aziendale: ossia verificare se il dipendente sta adempiendo o meno alle obbligazioni del contratto di lavoro. 

Revisione dell'assegno di mantenimento per un sopravvenuto lascito ereditario

Revisione dell'assegno di mantenimento per un sopravvenuto lascito ereditario

Secondo la Cassazione n°932 del 17.01.2014 i beni acquisiti per successione ereditaria dopo la separazione, ancorchè non incidenti sulla valutazione del tenore di vita matrimoniale perché intervenuta dopo la cessazione della convivenza, possono essere presi in considerazione ai fini della valutazione della capacità economica del coniuge onerato ed è quindi legittimo richiedere un aumento dell’assegno di mantenimento (revisione assegno di mantenimento).

È legittimo richiedere un aumento dell’assegno di mantenimento nel caso in cui l’ex coniuge, onerato di versare la somma mensile alla ex moglie e ai figli, riceva una cospicua eredità.

A stabilirlo è una recente sentenza della Cassazione [1] che ha condannato un uomo a pagare, in favore della precedente consorte, 400 euro mensili e altrettanti 400 euro per ciascun figlio in considerazione del fatto che questi aveva ereditato una notevole proprietà immobiliare.


Alla donna spetta tale incremento del contributo mensile quando le sue sostanze sono evidentemente insufficienti a consentire (a lei e ai figli) un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio. In pratica, condizione necessaria per ottenere l’aumento dell’assegno è che il beneficiario abbia redditi inadeguati rispetto a quelli che avrebbe avuto se le nozze fossero proseguite.

In tali condizioni di stretta indigenza, secondo la Suprema Corte, è anche legittimo addossare soltanto al marito le spese straordinarie inerenti ai bambini.


Nella determinazione dell’assegno divorzile – sottolinea la Cassazione – i beni acquisiti per successione ereditaria (anche se il lascito è successivo alla separazione [2]), possono essere presi in considerazione ai fini della valutazione della capacità economica del coniuge onerato al mantenimento.