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L’utilizzo dei sistemi informatici per finalità estranee al servizio costituisce una grave condotta disciplinare, che la giurisprudenza equipara a una giusta causa di licenziamento immediato


La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 28887 del 1° novembre 2025, ribadisce un principio fondamentale:
l’accesso ai sistemi informatici aziendali per scopi personali è un fatto di gravità assoluta, che può portare al licenziamento in tronco.
Una dipendente è stata licenziata da un’Azienda Ospedaliera Universitaria dopo ben 30 accessi illeciti ai Fascicoli Sanitari Elettronici, consultando dati riservati di vicini di casa con cui aveva controversie legali.

FONDAMENTALE ACQUISIZIONE FORENSE PER ACCERTARE I LOG.

⚠️Una chiara violazione della privacy e dei doveri d’ufficio⚠️

Riprendere un dipendente che ruba non costituisce violazione della privacy.


Con la Sentenza n. 3045/2025 del 6 febbraio 2025, la Corte di Cassazione ha confermato che un datore di lavoro non viola la privacy quando riprende un dipendente sorpreso a rubare, purché il monitoraggio sia finalizzato a proteggere il patrimonio aziendale.
In passato, altre pronunce della Cassazione si erano già occupate del tema della sorveglianza sui lavoratori e della tutela della riservatezza, stabilendo che l’uso di telecamere sul luogo di lavoro non costituisce reato se rispetta specifiche condizioni.

Nello specifico, mentre i controlli preventivi e generalizzati sono soggetti alle restrizioni previste dallo Statuto dei Lavoratori, i controlli difensivi effettuati in presenza di un fondato sospetto sono ritenuti leciti.