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La Corte di Cassazione con la sentenza nella sentenza n. 30821/2025 del 24 novembre 2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di diritto del lavoro:
i dati raccolti tramite GPS dell’auto aziendale e le verifiche effettuate da un’agenzia investigativa possono costituire prova valida e sufficiente per motivare un licenziamento per giusta causa.

In tema di controlli a distanza sui lavoratori, il datore di lavoro può legittimamente avvalersi di agenzie investigative e di indagini in luoghi pubblici, purché l’attività non sia diretta a verificare l’adempimento ordinario dell’obbligazione lavorativa. Tali indagini sono ammesse solo per accertare comportamenti illeciti del dipendente (come reati, gravi raggiri o condotte lesive del patrimonio, dell’immagine o della reputazione aziendale).

Riprendere un dipendente che ruba non costituisce violazione della privacy.


Con la Sentenza n. 3045/2025 del 6 febbraio 2025, la Corte di Cassazione ha confermato che un datore di lavoro non viola la privacy quando riprende un dipendente sorpreso a rubare, purché il monitoraggio sia finalizzato a proteggere il patrimonio aziendale.
In passato, altre pronunce della Cassazione si erano già occupate del tema della sorveglianza sui lavoratori e della tutela della riservatezza, stabilendo che l’uso di telecamere sul luogo di lavoro non costituisce reato se rispetta specifiche condizioni.

Nello specifico, mentre i controlli preventivi e generalizzati sono soggetti alle restrizioni previste dallo Statuto dei Lavoratori, i controlli difensivi effettuati in presenza di un fondato sospetto sono ritenuti leciti.

La Corte di Cassazione,  con l’Ordinanza n. 2618 del 04 febbraio 2025, conferma la legittimità del licenziamento del dipendente in congedo parentale che svolge un’altra attività lavorativa.

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